La storia come progresso.
Introduzione. La nuova filosofia della storia.

Se Rousseau trovava tanto regresso nel progresso, tante tenebre in
mezzo alla luce e vedeva il progresso scientifico accompagnato
dall'aumento della disuguaglianza, delle guerre e delle tirannidi,
i philosophes erano invece convinti che la storia dell'uomo avesse
un senso ed una direzione comprensibili alla ragione la quale, sia
pure con fatica, di questo senso della storia era anche la
protagonista, perch era in grado di portare la luce dove prima
erano le tenebre. Il progresso era quindi il risultato di un modo
d'interpretare la storia con il solo uso della ragione e
contemporaneamente di scoprire l'efficacia dell'azione della
ragione nell'agire umano. Nel corso del diciottesimo secolo esso
divenne anche un compito morale e alla fine una certezza di fede.
L'idea che esistesse il progresso dello spirito umano era gi
comparsa nel Seicento. Verso la fine del secolo vi era stata una
importante querelle des anciens et des modernes. Nel corso della
polemica, che si svolse soprattutto in ambito letterario fra i
sostenitori del primato degli antichi e quelli che invece erano
convinti della superiorit dei moderni, si produsse il superamento
di quel clima di venerazione in cui gli antichi erano stati tenuti
fino ad allora ad opera della cultura umanistica e rinascimentale.
I sostenitori della superiorit del moderno sull'antico fondavano
la loro convinzione soprattutto sul fatto che il passare del tempo
aveva permesso un aumento dell'esperienza e delle conoscenze e
sulla possibilit di fare un parallelo fra la vita dell'uomo
singolo e quello dell'umanit (con la differenza che l'umanit
dall'infanzia era diventata adulta, ma non sarebbe mai entrata nel
periodo della vecchiaia).
Nel secolo dei lumi la concezione progressista della storia
cominci ad assumere caratteristiche precise, che poi rimarranno
costanti e costituiranno la nuova chiave interpretativa della
storia stessa. Nel Settecento con la parola progresso non
s'intendeva pi soltanto un semplice aumento delle conoscenze
scientifiche e tecniche, ma la lotta e la vittoria dei lumi della
ragione contro la barbarie dei costumi, contro le tenebre
dell'ignoranza, della superstizione, e del fanatismo. L'opera
della ragione era poi orientata verso una societ strutturata in
modo armonico, in cui gli uomini sarebbero stati capaci di vivere
in pace ed in armonia. Il successo dei lumi era la garanzia che si
allontanava il pericolo di ricadute nella barbarie e che si era
resa pi sicura la via verso il progresso.
La forza straordinaria dell'idea di progresso cre un vero e
proprio clima culturale che ancora resiste ai giorni nostri. Di
questo clima culturale e di questa filosofia della storia sono una
preziosa testimonianza prima di tutto alcune opere storiche di
Voltaire. Egli aveva descritto il Seicento francese (il secolo di
Luigi quattordicesimo) come un esempio di quanto i lumi della
ragione fossero stati efficaci nel trasformare una societ
semidistrutta dalle guerre di religione in uno dei periodi pi
straordinari della storia dello spirito umano, paragonabile alla
Grecia di Pericle e alla Firenze rinascimentale.
Sentendosi poi direttamente provocato dal tentativo di "Storia
Universale" compiuta dal vescovo Bossuet alla fine del Seicento e
ispirata alla tradizione storiografica agostiniana, Voltaire si
era impegnato in un tentativo di lettura globale dell'umana
avventura utilizzando come criterio unificatore proprio l'idea di
progresso. Da questa idea era poi nato il Saggio sui costumi, la
pi importante opera di storia del periodo dei lumi (confronta
l'Introduzione a Voltaire: la guida, Prima dell'"affare Calas").
In sintonia con gli altri enciclopedisti egli si peritava di
dimostrare quanto era stato grande lo sviluppo delle scienze e
delle applicazioni tecniche, la diffusione del sapere, la critica
razionale al fanatismo e alla superstizione, il progresso dei
lumi.
L'idea di progresso esprimeva veramente il clima dell'epoca. A
dimostrazione di ci si potrebbero citare molti nomi da Bernard de
Fontenelle (1657-1757), che sosteneva l'immutabilit della natura
umana, per cui gli antichi erano come noi, con la differenza che
nel corso dei secoli l'uomo moderno era diventato adulto, quindi
superiore ad essi e la sua opera Digressione sugli antichi e sui
moderni pu essere considerata la prima concezione progressista
della storia, all'abate de Saint-Pierre (1658-1743) che fu
l'autore di una serie di progetti politici indirizzati ai sovrani
per favorire il benessere dell'umanit. Girando per una strada
dissestata, la sua carrozza si era rotta una ruota. Mentre si
cercava di rimediare all'inconveniente, egli cominci a riflettere
sulle guerre continue del suo re Luigi quattordicesimo e dedusse
che la cattiva manutenzione delle strade era dovuta al fatto che i
soldi a ci destinati venivano dirottati in altre direzioni per
scopi bellici. Constatando che le conseguenze malefiche delle
guerre si facevano sentire anche in tempo di pace, egli scrisse
l'opera Per la pace perpetua, fondata sull'idea di un governo
mondiale unico). Importante anche la figura di Guillaume Raynal
(1713-1796), gesuita, che aveva poi abbandonato l'abito religioso
per darsi al giornalismo e si era avvicinato alle idee
illuministe. La sua opera pi famosa  la Storia filosofica e
politica degli stanziamenti e del commercio degli europei nelle
due Indie, opera di ampio respiro alla cui stesura collabor anche
Diderot. Egli vide nei rapporti economici una strada per
l'incivilimento dei popoli e per l'incremento dei rapporti
reciproci. Attraverso la libert di commercio si favoriva poi la
libert di scambiarsi le idee e quindi di incrementare la cultura.
In sostanza egli teorizzava il progresso umano attraverso il
commercio. Avendo radicalizzato le sue idee nelle edizioni
successive dell'opera, in cui invitava alla rivoluzione e ad
instaurare un governo democratico, Raynal fu costretto all'esilio.
Rientrato allo scoppio della rivoluzione, pur condividendone lo
spirito, egli si dissoci pubblicamente da essa in una coraggiosa
lettera aperta indirizzata all'Assemblea Costituente nel 1791, in
cui sottolineava le violenze della rivoluzione stessa.
Ma forse i nomi pi significativi oltre a quello di Voltaire
furono Turgot e Condorcet. Proveniente da studi teologici (era
stato avviato dal padre alla carriera ecclesiastica) Jacques
Turgot (1727-1781) era diventato poi sacerdote. Egli espresse nei
suoi due Discorsi alla Sorbona (1750), il secondo dei quali
significativamente intitolato Quadro filosofico dei progressi
successivi dello spirito umano, le sue riflessioni sulla storia
come progresso. Una prima chiave di lettura da lui offerta
consisteva nell'apporto dato dal cristianesimo nell'aiutare l'uomo
ad uscire dalla barbarie medioevale. Al contrario di Voltaire e
degli altri illuministi egli era convinto che il cristianesimo
avesse svolto in questo campo una funzione positiva ed
importante. Turgot si soffermava poi sul progresso scientifico
sottolineando come esso fosse il maggiore elemento di continuit
nella storia del progresso delle civilt. Anche nel Medio Evo,
nonostante la decadenza delle arti in molti campi, si continu a
raggiungere risultati significativi nel campo della tecnica e
della scienza. Una terza chiave di lettura per comprendere il
progresso storico era poi quella politica. Secondo Turgot si
poteva vedere nel corso della storia una continua tendenza ad
allontanarsi da forme dispotiche di potere ed a realizzare nuove
forme di governo, che contemplavano la possibilit di un sempre
maggior grado di libert per i sudditi. Per Turgot il progresso
era garantito anche dal diffondersi della tolleranza e dalla
laicit dello Stato. Secondo lui la natura umana era perfettibile
all'infinito.
Abbandonata la carriera ecclesiastica nel 1752, si specializz in
studi di economia e frequent Quesnay e i fisiocratici. Egli
divenne poi un collaboratore dell'Enciclopedia ed entr nel ramo
amministrativo in cui arriv a ricoprire l'altissimo incarico di
Amministratore generale delle finanze (1774-1776). Qui cerc di
modernizzare l'economia dell' Ancien Rgime applicando le teorie
liberiste di ispirazione fisiocratiche (s'impegn soprattutto
nella liberalizzazione del commercio del grano) e cercando di
abolire dazi e corves, convinto che la libert dovesse espandersi
anche in campo economico. Naturalmente tutti coloro i cui
privilegi erano stati danneggiati dalle sue riforme si
coalizzarono contro di lui e il re Luigi sedicesimo lo conged.
Politicamente sconfitto, Turgot si ritir a vita privata.
Forse il massimo interprete dell'idea di progresso nel secolo dei
lumi fu Marie-Jean-Antoine Nicolas Caritat, marchese di Condorcet.
Egli fu uno dei protagonisti dell'illuminismo francese che pi si
lasci coinvolgere nell'esperienza della Rivoluzione americana. Le
sue riflessioni su quel grande avvenimento, l'impressione che esso
fosse stato un fatto molto positivo per il progresso e la libert,
lo convinsero a passare da posizioni riformiste ad una fiducia
piena negli esiti positivi anche di una possibile rivoluzione in
Francia, come si deduce dalla sua opera Sull'influenza della
Rivoluzione americana in Europa del 1786. Egli ebbe poi
l'opportunit di conoscere personalmente alcuni dei protagonisti
della rivoluzione americana, fra cui Th. Jefferson, e le "carte
dei diritti" che i rivoluzionari americani avevano elaborato, in
particolare la Dichiarazione d'indipendenza, scritta personalmente
dallo stesso Jefferson, e la Dichiarazione dei diritti dell'uomo
elaborata dallo Stato della Virginia, di cui Jefferson era stato
governatore.
Condorcet fu anche l'unico fra i protagonisti di primo piano
dell'et dei lumi a partecipare personalmente all'esperienza
rivoluzionaria. Gi nel 1789 era membro della Comune di Parigi.
Dopo aver dato un contributo importante alla Dichiarazione dei
diritti dell'uomo e del cittadino e al lavoro per l'elaborazione
della costituzione del 1791, fu eletto nel primo Parlamento e ne
divenne presidente. Fra i vari gruppi politici egli scelse di
schierarsi con i girondini. Fu eletto successivamente anche alla
Convenzione dove cerc di opporsi alla condanna a morte del re.
Con la sconfitta dei girondini e la condanna alla ghigliottina dei
loro capi, fin anche la carriera politica di Condorcet il quale,
temendo per la sua vita (era stato emesso contro di lui un mandato
di cattura), nel mese di luglio del 1793 decise di nascondersi
presso una sua amica.
In questo lasso di tempo, costretto all'inattivit, egli elabor
uno Schizzo di un quadro storico del progresso dello Spirito
Umano, che  la pi completa opera di filosofia della storia
elaborata dall'illuminismo francese. L'idea conduttrice dell'opera
 il progresso attraverso la conoscenza. Questo progresso nella
storia ha subito rallentamenti, dovuti a difetti di conoscenza, ma
esso  stato e sar irreversibile.
Condorcet individua dieci epoche nella storia umana. Le prime tre
riguardano la preistoria, quando l'uomo ha sviluppato le sue
strutture politiche, dalla fase tribale ai grandi imperi, ed i
sistemi di produzione in campo economico con il passaggio dalla
caccia e dal nomadismo alle civilt stabili, all'agricoltura, al
controllo delle acque attraverso la canalizzazione.
La quarta epoca riguarda il mondo greco, la quinta il mondo
romano, entrambe giudicate positivamente. Condorcet rileva un
grande progresso dello spirito umano soprattutto con la nascita
della filosofia. In questo periodo viene alla luce anche il
cristianesimo, che favorisce la decadenza della cultura,
l'indebolimento dello spirito critico, la presa del potere da
parte della "casta sacerdotale".
Quindi la sesta e la settima epoca, in pratica la storia
medioevale, sono descritte come un momento di grandi oscurit e
difficolt per la ragione, ostacolata dall'emergere
dell'oscurantismo e della superstizione. Con l'ottava epoca, che
inizia con l'invenzione della stampa, Condorcet vede la rinascita
dei lumi. I fatti pi salienti di quel periodo storico, la riforma
protestante, la nascita della scienza moderna, le scoperte
geografiche, sono tutti in questa direzione. Cos nella nona epoca
la ragione si afferma definitivamente con un grande ritorno della
filosofia, da Cartesio ai filosofi del Settecento, e con il
trionfo della scienza. L'et dei lumi  la garanzia che non si
torner indietro, che la strada del progresso  ormai stata
imboccata definitivamente. Ma vi sono ancora tanti obiettivi da
raggiungere, tanta irrazionalit da eliminare, dalla differenza in
classi alla condizione della donna, alla schiavit ancora diffusa.
La conclusione di Condorcet  comunque piena di ottimismo. La
specie umana  destinata ad un perfezionamento continuo, senza
fine, perch la natura non ha posto alcun limite alle nostre
speranze. Il cammino dell'umanit ha come obiettivo ultimo la
felicit attraverso l'uguaglianza, una felicit che sar non per
individui isolati, non per una parte soltanto, ma per tutta la
specie umana. Questa sar la decima epoca, questi saranno, come
indica il titolo dell'ultima parte, i progressi futuri dello
spirito umano.
Il trionfo della rivoluzione aveva tolto a Condorcet dubbi e
incertezze. Le sue disavventure personali non contavano, la
sospensione della costituzione e dello "stato di diritto" neanche,
la fine tragica dei suoi compagni girondini e l'imperversare del
terrore neppure. Sulla realt trionfavano le certezze della fede e
della speranza. Con questo filosofo siamo di fronte ad un esempio
fra i pi rimarchevoli della differenza che continuamente si nota,
studiando la Rivoluzione Francese, fra i fatti storici e il
"vissuto rivoluzionario" (confronta Franois Furet, Critica della
Rivoluzione Francese, Laterza, Bari, 1987, Parte Prima).
Avendo terminato l'opera e temendo di causare rischi eccessivi
alla donna che lo nascondeva, Condorcet decise di uscire dal suo
nascondiglio. Alcuni giorni dopo, fermatosi in una trattoria,
chiese distrattamente da mangiare una dozzina di uova. L'oste si
insospett e chiam i gendarmi. Condorcet fu arrestato e rinchiuso
nella prigione dove la mattina dopo fu trovato morto.
Poco dopo il potere di Robespierre ebbe termine e con i
termidoriani cambi anche il clima politico. Cessato il terrore,
l'amica di Condorcet, che lo aveva nascosto, decise di rendere
l'ultimo omaggio al filosofo recandosi dal Direttorio e
consegnando il manoscritto contenente lo Schizzo. E il Direttorio
decise che l'opera fosse pubblicata a spese dello Stato (1795).
Era uno straordinario omaggio alla memoria del filosofo, ma anche
il riconoscimento che nel suo Schizzo di un quadro storico del
progresso dello Spirito Umano Condorcet aveva espresso le
aspirazioni e le speranze di un'intera epoca, quelle speranze che
Voegelin riassume acutamente come immanentizzazione dell'
schaton cristiano (confronta Eric Voegelin, La nuova scienza
politica, Borla, Torino, 1968, capitolo sesto).
